Full Lyrics
Amor, la bella face,
Di cui nutriv‘il cuore
All‘apparir del suo divin‘ardore,
Hor fieramente mi destrugg’e sface.
Onde poi ch’a te piace
ch’io di mia vit’in forse
Narri com’in divin celeste fuoco
venne l’alto desio voland’ a porse
Da quei begl’occh’un poco,
Dittami tu com’habbia post’il cielo
spirto divin sotto corporeo velo.
Tu vedi ben’hor come
Quanto di fuor si vede,
Et quanto dentr’all’alm’ascoso siede,
Conviens’al suo divin celeste nome
Che l’auree crespe chiome
in cui t’avolgi e strigni
E allacci ogn’alma che da te s’asconde,
E i dolci rai da cui ferend’insegni
come s’arda fra l’onde,
Et quanto mostr’il vel’ et quanto serra,
Cosa non ha che l’assomigli in terra.
Gl’alti e divin pensieri
Ch’ell’ha’n se stess’accolta
Mov’al felice cors’ov’ell’e volta
L’opre gli stud’i gran discorsi alteri,
A cui giunger non speri,
Cosa mortal che sia,
Fan del suo vero stat’al mondo fede
Et con bell’e piacevol’ armonia,
Dovunque volg’il piede,
Gridan tacendo a chi la mir’ogn’hora:
Quest’è la Dea ch’il ciel e’l mond’honora.
Ben’io tosto m’accorsi,
Quando lo stral’ uscio
Et lei v’impresse e te dentr’al cor mio,
che tropp’in alto co’l pensier trascorsi.
Perché ratto vi scorsi
Cose stupend’et nove
Che per ridirle altrui cieco restai,
Da ind’in qua se per mirar altrove
Volgessi gli occhi mai
Nelle cose più rare de mortali,
Ciechi quest’occhi son, caduchi e frali.
Onde sempre rivolto
Verso l’amata vista,
Da cui bei ragg’il cuor vita s’acquista,
Specchiandomi nell’aria del bel volto,
Veggov’insiem’accolto
Quel che nostr’intelletto
non può capir, né sa rifar natura,
Tal ch’il cuor dentr’all’agghiacciato petto,
Vinto d’acerba cura,
Va pur pensando nel primier’ assalto
Come potesse mai volar tant’alto.
Ma ci volò che volse
il mio fato benigno
Farmi di negro corv’ un bianco cigno.
Così le penn’alla mia gloria sciolse
Et quest’occhi rivolse,
benché debil’e infermi,
A soffrir lo splendor di tanta luce,
Li qual tenend’ in quel bel viso fermi
Tutto quel che ne luce
cerch’adombrar l’altrui su queste carte,
Ma non ci giungo alla millesma parte.
Canzon, s’alcun m’accusa,
Ch’io non ho detto quanto dir dovea,
Di ch’io son huom mortal et ella dea.